nel maggio 2014 siamo stati chiamati da widiba per realizzare il restyling del marchio appena selezionato attraverso un concorso sui social. widiba, nata come progetto di banca online dal gruppo mps, avrebbe debuttato sul mercato alcuni mesi dopo.

realizziamo una nuova versione del marchio prestando particolare attenzione all’armonia delle curve e alla morbidezza del simbolo, che viene ridisegnato mantenendo un spessore d’asta uniforme.

durante i nostri primi incontri con la banca analizziamo in una prospettiva più ampia gli artefatti grafici esistenti e concordiamo sul fatto che il progetto di un nuovo carattere istituzionale possa essere di grande supporto per lo sviluppo della brand identity.

infatti riteniamo che come la voce di una persona è strettamente legata alla sua identità, allo stesso modo la tipografia può contribuire a definire l’identità di un brand.

per disegnare il font widiba troviamo ispirazione nelle geometrie di alcuni caratteri progettati da herbert bayer durante il bauhaus e nelle forme degli schermi dei diversi dispositivi con cui questa banca online avrebbe raggiunto il suo pubblico.

walter gropius, staatliches bauhaus in weimar 1919-1923, bauhaus, 1923
ellen lupton, j. abbott miller, abc’s of the bauhaus, princeton architectural press, 1991

Il dettaglio degli angoli tipici di molti monitor, con le curve esterne contrapposte agli angoli interni squadrati, è ripreso in alcune lettere del carattere.

insieme al type designer fabrizio schiavi disegniamo la prima versione del carattere widiba, una versione rounded morbida e amichevole, arricchita da alcuni piccoli dettagli in linea con il forte spirito innovativo dell’azienda.

in seguito, per rendere il sistema più flessibile, aggiungiamo alla famiglia di caratteri quattro diversi pesi del rounded, una versione condensed con tre diversi pesi d’asta e una versione serif con un solo peso d’asta.

in tutte queste fasi particolare attenzione è stata data all’hinting, che ha permesso di ottenere una leggibilità ottimale su tutti i dispositivi, anche nei corpi più piccoli.

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> guarda il progetto del carattere istituzionale

il risultato della programmazione true type di fabrizio schiavi

widiba decide di rivedere il suo posizionamento, si tratta di un’evoluzione sia in termini di servizio che di target. nel 2015 ci incaricano di sviluppare il progetto del nuovo format grafico.

si tratta di un sistema visivo in grado di rappresentare l’identità dell’azienda e di supportarla in modo coordinato nello sviluppo di tutti gli strumenti di comunicazione, riuscendo così ad aumentare la visibilità e la riconoscibilità del brand.

da sempre intendiamo l’identità di un azienda o di un prodotto come quella di un essere umano, con i suoi valori e il suo modo di comunicare, distintivo per ognuno di noi. attraverso una rappresentazione antropomorfa del brand mettiamo la banca in grado di prendere consapevolezza del cambiamento tra chi erano e chi vogliono diventare.

è un processo di analisi che ci aiuta a far emergere l’essenza di widiba, la sua personalità e a definirne lo stile e il tono di voce.

la definizione di queste caratteristiche consente alla banca di creare un legame autentico con il suo pubblico e noi di progettare un formato grafico più distintivo

progettiamo un sistema composto da diversi elementi: marchio, tipografia istituzionale, sistema di icone, art direction, palette di colori e gabbie.

tre moduli grafici dialogano tra loro muovendosi nello spazio e creando composizioni sempre diverse ma sempre riconoscibili, adattandosi facilmente ai diversi formati e media. è una simulazione delle caratteristiche responsive legate profondamente a questa idea di banca, che opera attraverso una piattaforma online completa e personalizzabile

tutto viene codificato all’interno di un’ampia brand guideline.

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> guarda il progetto dell’identità visiva

nel 2016 la banca sposta il suo quartier generale in una nuova sede e ci incarica di sviluppare il relativo sistema di wayfinding.

lavorare come a casa vuol dire lavorare in modo confortevole, informale, comodo e rilassato. questo è lo spirito che la banca introduce nei suoi spazi attraverso l’intero progetto architettonico di zanon architetti associati.

il nostro intervento parte quindi dalla domanda: come è la segnaletica in una casa?
la segnaletica di una casa non è progettata, si sviluppa in modo informale, a volte casuale. spesso le informazioni sono scritte a mano, e la calligrafia diventa il mezzo per creare un legame tra chi ha scritto l’informazione e chi la legge.

il nostro progetto si basa su questa risposta per affrontare sia il tema informativo sia quello più decorativo dello spazio.

effettuiamo un’analisi degli uffici e dei flussi, per definire la complessità ambientale, gli snodi principali e la conseguente necessità di segnaletica, in termini di quantità e di tipologia.

applichiamo al progetto i principi di wayfinding legati alla creazione di landmark per fornire spunti di orientamento, creiamo percorsi strutturati e usiamo le mappe dei piani per dare visioni d’insieme.

il concept iniziale ci porta a progettare una serie di pannelli appoggiati casualmente al muro, in corrispondenza degli snodi principali, che diventano il nucleo del sistema e riportano le informazioni necessarie per muoversi negli uffici.

illustrazioni di simona bonafini

dieci calligrafi, italiani e internazionali, vengono invitati a scrivere il nome dei piani e delle sale riunioni, creando con le loro diverse calligrafie dei landmark nello spazio, ognuno con una distinta personalità.

alcuni pannelli con mappe sintetiche e una serie di icone completano il sistema di wayfinding.

il calligrafo olandese daan wille di team blazin al lavoro

anche il naming dei piani e delle sale riunioni corrisponde allo spirito informale e no ordinary della banca. I piani vengono denominati con brevi frasi, che alludono a ciò che viene svolto dalla divisioni che lo occupano, mentre i nomi propri più diffusi tra il personale di widiba diventano i nomi delle sale riunioni.

e così i reparti marketing e innovazione digitale sono al piano: creating experiences, il piano dell’amministratore delegato diventa: why not!, mentre le sale riunioni principali e l’auditorium sono al piano: let’s meet up.
e per incontrarsi in una sala riunioni si può dire: “incontriamoci da marco” oppure “ci vediamo da anna”.

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> guarda il progetto del sistema di wayfinding

questo è tra i progetti di branding più completi che abbiamo realizzato, ci ha permesso di applicare il nostro metodo e la nostra passione nel definire tutti gli elementi dell’identità visiva, da quelli “micro” per la tipografia a quelli “macro” per il wayfinding.

durante questi anni di consulenza per widiba abbiamo avuto la possibilità di incontrare persone piene di energia, con le quali condividere visioni innovative e che spesso ci hanno ispirato.
ci sentiamo realmente partner di questo gruppo che continuiamo a affiancare nello sviluppo del loro brand: dal recente progetto per l’identità della divisione private della banca, a un’installazione interattiva progettata per celebrare i primi anni della loro storia.

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> guarda il progetto di widiba prime

services

art direction
branding
consultancy
editorial
environmental
graphic design
installation
naming
type design
visual identity
wayfinding

 

credits

type design with
fabrizio schiavi

calligraphers

luca barcellona (italy)
team blazin (holland)
barbara calzolari (italy)
francesco guerrera (italy)
mr kams (spain)
deep masito (italy)
piger (italy)
andrea rafiki (italy)
mr zé (spain)
alessandro zonta (italy)

il digital design days è l’evento internazionale dedicato al design digitale, creato da filippo spiezia nel 2016.

la volontà dei fondatori è quella di posizionarsi quale punto di riferimento internazionale, ribadendo la loro capacità di selezionare, raccontare e premiare i progettisti più visionari e creativi del design digitale.

quando nel 2019 siamo stati coinvolti per sviluppare il nuovo marchio abbiamo risposto con una visione più ampia, sottolineando come l’evento fosse già un vero brand, capace di garantire con la sua autorevolezza l’elevata qualità di tutto quello che proponeva.

fin dalla sua prima edizione il festival è stato in grado di creare un network tra tutti i partecipanti capace di svilupparsi oltre l’evento stesso: professionisti, imprenditori e aziende dopo aver partecipato e condiviso le loro visioni per il futuro hanno iniziato a collaborare per attuarle.

per poter creare un segno e un’identità visiva che fossero realmente distintivi abbiamo analizzato e definito la parte più profonda di DDD.

un brand deve poter vivere ed evolversi, deve funzionare in situazioni diverse tra loro. deve sapersi adattare come un essere umano, pur rimanendo fedele a se stesso. così quella che si crea tra il brand e il suo pubblico è una connessione, una relazione basata sulla fiducia e sulla condivisione di valori.

quindi, seguendo il nostro metodo, la prima domanda a cui rispondere è stata: chi è digital design days?

il nostro è un processo condiviso con il cliente attraverso interviste, test, moodboard, facciamo emergere i valori del brand, la sua personalità, ne definiamo lo stile e il tono di voce.

tra archetipi e neuroscienze, mettiamo il cliente in grado di prendere consapevolezza di chi è e di chi vuole diventare.

solo dopo aver sviluppato l’interiorità del brand iniziamo a progettare ciò che la rende manifesta, la sua esteriorità, la sua forma.

il nuovo marchio è la sintesi di un lungo lavoro di ricerca visiva e concettuale.

è stato scelto di progettare un segno nuovo, ma anche capace di evocare quello delle precedenti edizioni attraverso l’inserimento in una forma quadrata.

la sintesi dello spirito, dei valori e delle attività dei digital design days ha indirizzato le nostre esplorazioni formali rivolte alla ricerca della distintività necessaria a rappresentarlo.

la D scelta è luce, è energia, è movimento, tanti singoli elementi si uniscono per definirla, pixel che superano il loro aspetto bidimensionale, quadrati che ruotano ridisponendosi nello spazio attorno ad un punto centrale.

è un segno in grado di comunicare la forza della visione innovativa di DDD e la sua capacità di creare network, di attrarre, proporre e riunire persone e idee diverse.

abbiamo progettato un segno responsive, capace di adattarsi alla dimensione in cui è riprodotto variando la frequenza degli elementi che lo compongono, raggiungendo un utilizzo più armonico e efficace nelle diverse applicazioni.

una visione contemporanea e innovativa della brand signature, immaginata come un elemento vivo e vitale.

per lo sviluppo dell’identità visiva è stata creata una palette principale composta da nove colori, che contribuiscono a definire le edizioni nei vari paesi del mondo.

sono stati selezionati toni nativi rgb, luminosi e ricchi di contrasto, che all’interno del sistema sfumano tra loro attraverso il morphing di forme geometriche semplici, creando così un impatto dinamico e sofisticato che ben si presta alla comunicazione dell’evento.

 

la fase di analisi di questo progetto è stata particolarmente curata e siamo riusciti a definire, insieme a filippo spiezia e al suo team, le caratteristiche più profonde di questo evento. partendo da ciò che era e immaginando ciò che sarebbe diventato siamo riusciti a sviluppare un segno in grado di rappresentarlo e renderlo riconoscibile a livello internazionale.

il progetto ha avuto una conclusione speciale: nell’ottobre del 2019, durante l’edizione del festival in cui è stato presentato il nuovo marchio, abbiamo tenuto un breve talk per condividere con il pubblico l’intero processo che ci ha portato a realizzare il rebranding.

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> guarda il progetto completo del rebranding

services

art direction
branding
consultancy
concept development
graphic design
strategy
visual identity

 

credits

logo animation
nerdo

logo sound
combustion studio

nel 2002 veniamo incaricati dal comune di milano di sviluppare l’identità visiva per la mostra americas remixed.

ideata da roberto pinto con euridice arratia, jen budney e franklin sirmans, la mostra comprende opere di 22 giovani artisti provenienti dal nord america.

si tratta di artisti di diverse estrazioni culturali, di maggioranze e minoranze etniche e religiose, che attraverso le loro opere riflettono sulla condizione della società nordamericana, cercando di individuarne l’identità artistica e culturale. sono giovani che si interrogano sulla ridefinizione dell’io in rapporto con l’altro.

le opere selezionate dai curatori formano un ritratto articolato e complesso, emotivo e passionale, ma anche ironico, provocatorio e dissacrante.

come possiamo rappresentare questo smarrimento, questa ricerca di senso? come possiamo sintetizzare il lavoro di questi artisti diversi in un unica identità visiva? queste sono le domande che ci siamo posti, che lasciano ampio spazio alla creatività ma che ne determinano anche vincoli precisi.

decidiamo di non voler scegliere una sola opera per rappresentare l’esposizione, a discapito del lavoro degli altri artisti coinvolti.

orientiamo così la nostra ricerca verso un’elaborazione tipografica del titolo della mostra, lavorando sulla leggibilità e sulle dinamiche della percezione visiva ad esse collegate.

con lo spirito più leggero e ironico di alcune opere in mostra scegliamo come carattere principale per l’identità il pointedly mad, derivato dai tipici caratteri western disegnati e incisi nel legno a metà dell’800, che rimandano subito al nord america e alla sua storia.

rob roy kelly, american wood type 1828-1900, van nostrand reinhold company, 1969

un tema trasversale tra diversi artisti in mostra, riguarda la tendenza della cultura americana a uniformare le identità culturali dei singoli individui, incasellandole e trasformandole in stereotipi, o rendendole “illeggibili” e attenuandone le differenze.

applichiamo questa visione direttamente alle lettere del titolo, che vengono riorganizzate in ordine alfabetico, perdendo di senso e comunicando così agli occhi del lettore uno straniamento simile a quello dichiarato dagli artisti.

al carattere scelto applichiamo un estrusione tridimensionale in wireframe, che per contrasto con il suo disegno retrò lo colloca più vicino alle tematiche sperimentali dell’arte contemporanea.

come colore principale per l’identità scegliamo una tonalità del magenta in grado di trasmettere energia che abbiniamo a un argento metallizzato, creando così un impatto cromatico pop ma anche sofisticato.

il progetto è completato da una stilizzazione dalla mappa dell’nord america contrapposta a quella dei tre luoghi di milano in cui è allestita la mostra: la fabbrica del vapore, gli spazi di care of e openspace.

il cliente però rifiuta questa nostra proposta, giudicandola troppo sperimentale e ci chiede nuove soluzioni.

ritorniamo in studio e ci rimettiamo al lavoro. abbandoniamo la tipografia e proviamo a rappresentare attraverso forme e colori la ricerca di questi artisti, lavoriamo sul concetto di trasformazione e su quello di radici, ma le nuove proposte non ci sembrano abbastanza efficaci.

rivediamo quindi anche la prima ipotesi, questa volta inserendo il titolo leggibile e trovando il giusto equilibrio tra la nostra idea e le esigenze del cliente, è un compromesso che non indebolisce il progetto ma anzi lo rende meno ermetico.

ora la proposta viene approvata.

alle lettere del titolo applichiamo un estrusione opposta a quelle delle lettere poste in ordine alfabetico, per sottolineare il cambio di punto di vista, tra il prima e il dopo, tra ciò che ha senso e ciò che non lo ha più, tra chi ero e chi sono diventato.

il font disegnato e la modalità di scrittura sono stati utilizzati anche per riportare il nome di tutti gli artisti all’interno del catalogo. questo ha aumentato l’impatto del progetto, innanzitutto riaffermando il senso di quello che volevamo comunicare e rendendolo semanticamente più corretto, poi ha permesso un maggiore coordinamento tra gli elementi visivi risultando così sintatticamente più coerente.

ancora oggi guardiamo a questo progetto con estremo soddisfazione sia per l’approccio concettuale che ci ha guidato sia per le scelte estetiche decise che abbiamo realizzato.

ma anche per tutto il processo che lo ha determinato, le critiche e i suggerimenti del cliente e dei curatori hanno contributo realmente a farci realizzare un progetto migliore di quello che avevamo in mente, ci hanno insegnato a saperci rimettere in discussione per ricercare l’equilibrio tra ciò che è bello e ciò che è giusto.

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> guarda il progetto completo

bruno munari, artista e designer, Laterza, 1971

services

editorial
environmental
event design
graphic design
type design
visual identity

 

credits

curatori
roberto pinto
euridice arratia
jen budney
franklin sirmans